mercoledì 29 ottobre 2008

ONORIFICENZE

Spolia opima (in latino letteralmente "bottino abbondante") si riferisce all'armatura, alle armi e agli altri effetti che un generale romano aveva tratto come trofeo dal corpo del comandante nemico ucciso in singola tenzone. Benché i Romani riconoscessero e mettessero in mostra altre specie di trofei - quali le insegne ed i rostri delle navi nemiche -, le spolia opima erano considerate le più onorevoli da vincere e quelle che davano maggior fama a chi le conquistava.

Il trionfo era il massimo onore che nell'antica Roma veniva tributato con una cerimonia solenne al generale che avesse conseguito un'importante vittoria. Consisteva in un corteo formato dalle truppe vittoriose con alla testa il triumphator, il trionfatore.

La corona castrense (latino: corona castrensis, "corona d'accampamento"), detta anche corona vallare (latino: corona vallaris, "corona di vallo") era una corona romana utilizzata come onorificenza della Repubblica e dell'Impero. Spettava al primo uomo che avesse scalato le fortificazioni di una accampamento nemico. La corona era realizzata in oro, in foggia di palizzata accuminata, tipica dei valli difensivi degli accampamenti.

La corona civica o corona di quercia (latino: corona querquensis) era una corona utilizzata come onorificenza della Repubblica e dell'Impero romano, spettante a chi avesse salvato la vita a un cittadino romano. Realizzata in forma di serto di quercia, più anticamente leccio o ippocastano, la corona civica era la seconda onorificenza militare in ordine di importanza, dopo la corona obsidionalis, ed era assegnata a quel soldato che avesse salvato la vita di un cittadino romano in battaglia; recava la scritta Ob civem servatum. L'ottenimento di questa corona era un grande onore, ed era conseguentemente regolato da condizioni restrittive: per ottenere la corona il soldato doveva salvare un cittadino romano in battaglia, uccidere il nemico e mantenere la posizione occupata fino alla fine della battaglia. Non era possibile impiegare la testimonianza di un terzo, ma solo quella del cittadino salvato: questa condizione rendeva difficile l'ottenimento della corona, in quanto i soldati romani non erano inclini a riconoscere il gesto del loro camerata, in quanto sarebbero poi stati obbligati a portare loro deferenza.

La corona muraria (latino: corona muralis), detta anche corona turrita, quando vi compaiano anche delle torri stilizzate, era una corona utilizzata come onorificenza della Repubblica e dell'Impero romano. Era il massimo simbolo di valore militare e spettava al primo uomo che avesse scalato le fortificazioni di una città nemica. La corona era realizzata in oro, in foggia di cinta muraria merlata e turrita. Era una delle maggiori onorificenze militari ed era assegnata solo dopo attenta indagine per individuare a chi spettasse il primato nella scalata delle mura. Tutt'oggi corone murarie sono utilizzate nell'araldica urbana e amministrativa di numerosi paesi.

La corona navale (latino: corona navalis o corona classica, da classis, cioè flotta), detta anche corona rostrata, era una corona utilizzata come onorificenza della Repubblica e dell'Impero, spettante a chi avesse per primo arrembato una nave nemica o ad un ammiraglio vittorioso che avesse distrutto la flotta avversaria.

La corona ossidionale (latino: corona obsidionalis), detta anche corona d'erba (latino: corona graminea), era una corona romana usata come onorificenza della Repubblica e dell'Impero. Era il massimo simbolo di valore militare e spettava al comandante che avesse salvato un esercito assediato o a colui che avesse, con il proprio intervento, salvato un esercito dalla sicura distruzione. La corona era realizzata da un serto d'erba o fiori selvatici intrecciati, colti nei pressi del campo di battaglia, riprendendo in questo la consuetudine arcaica di premiare il vincitore nelle gare atletiche con una manciata d'erba del terreno di gara.