mercoledì 4 febbraio 2009

LA MEDICINA NELL'ESERCITO ROMANO

LA MEDICINA NELL'ESERCITO ROMANO

Sappiamo molto poco riguardo alla medicina militare nell'età repubblicana. Autori come Tito Livio, raccontano che i feriti nelle battaglie venivano portati nei villaggi nei pressi della zone di conflitto per essere curati.
Con la riforma dell'esercito di Augusto vennero introdotti i medici militari che avevano ricevuto, al contrario di quelli civili, una specifica formazione. I medici militari venivano arruolati come gli altri soldati e rimanevano in servizio per circa 16 anni.
Nell'esercito romano c'era un medico per ogni coorte e due per quella in prima linea. Dipendevano dal praefectus castrensis e da un medico capo che spesso era anche il medico personale dell'imperatore.
La cavalleria possedeva propri medici (medici alarum) così come nella marina vi erano i medici triremis.
Vi era anche una gradazione dei medici militari in medicus legionaris, medicus coorti, ed infine il medicus ordinarii che aveva il grado corispondente a quello di centurione, ma senza un comando effettivo su i soldati. I medici infatti non venivano considerati uffuciali "effettivi", in quanto non partecipavano direttamente alle battaglie.
L'assistenza ai feriti veniva prestata direttamente sul campo, all'aperto; per i casi più gravi c'era il valetudinarium in castris, una sorta di ospedale da campo che poteva contenere fino a 200 pazienti. Ne sono stati trovati i resti in diverse città-accampamento.
Un bel filmato si può vedere in http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=atlantide&video=18409
A capo del valetudinarium era il "medicus castrensis", esentato da ogni altro servizio, assistito da capsarii (infermieri guardarobieri), frictores (massaggiatori), unguentarii , curatores operis (addetti al servizio farmaceutico), optiones valetudinarii (addetti al vitto e all'amministrazione).
I piunti di forza della medicina militare romana erano la traumatologia e l'igiene. La presenza di castra sparsi per tutta europa contribuì grandemente allo sviluppo della medicina moderna.

POSTATO DA PETER WOODY